23 Maggio 2007

Modern Times

Archiviato in: Musica — G. POPOLARE @ 13:00

La copertina dell’ultimo disco di Bob Dylan

Un amico, Marco, rispondendo ad un sedicente critico musicale ha formulato, per quanto mi riguarda una bellissima quanto pura recensione dell’ultima geniale fatica dell’ormai ultrasessantenne poeta e maestro Bob Dylan. Tralascio l’inutile nome del critico e riporto esclusivamente quello che ha scritto Marco. Inizialmente avevo pensato a qualche taglio qui e là ma alla fine ho lasciato il testo integrale di Marco perchè mi sembrava perfetto per chiunque, me compreso, conosca la discografia di Bob Dylan. Lascio a voi giudicare.

Nella risposta al critico ai motivi per cui non gli piace “Modern Times” c’è una domanda un pò fuorviante, ovvero: “Chi potrebbe mai innamorarsi di un artista ascoltando un disco così?”
Non si può rispondere ad una domanda del genere senza dover fare prima una serie di considerazioni.
Innanzitutto l’innamorarsi è una cosa soggettiva… L’amore è cieco, imprevedibile, magico, improvviso e per tanti versi inspiegabile, e questo vale sia nei sentimenti che nella musica. C’è chi ama ciecamente Vasco Rossi e anche quando Vasco fa un rutto ci vede dentro una poesia e c’è chi ama talmente Dylan da considerare un’incredibile offesa personale qualcuno dei suoi album meno riusciti o forse solo meno rispondenti a quello che si cerca da Dylan quando si ascolta un suo album.
La domanda posta dal critico musicale sottointende che Dylan non potrebbe essere considerato una leggenda grazie al suo ultimo lavoro “Modern Times” e anche che, se ami Dylan, lo ami –o lo hai cominciato ad amare- soprattutto per album del suo passato come possono essere ad esempio “The freewheelin’ Bob Dylan”, “Blonde on blonde” o “Blood on the tracks”, il che probabilmente è vero, ma…“The freewheelin’ Bob Dylan” poteva nascere solo con quel giovanissimo Dylan ancora musicalmente e artisticamente “vergine”, un Dylan “carta assorbente” di tutto ciò che lo circondava, dalle canzoni di Woody Guthrie e dei classici del Blues e del Folk all’impegno sociale di persone a lui molto vicine come Suzie Rotolo e Joan Baez, dalle strade del Greenwich Village ai libri di poesie di Rimbaud e Thomas Dylan.
La bellezza/rivoluzione/genialità di un album come “Highway 61 Revisited” rimane tale anche nel tempo, ma era soprattutto allora che poteva esplodere e sconvolgere tutto quanto intorno se. Prima del rivoluzionario Dylan il Rock era considerato spazzatura usa e getta, robetta commerciale senza alcun valore, “Like a rolling stone” cambiò tutto. Dylan non scriverà mai un’altra “Like a rolling stone” perché ormai il Rock lo ha già inventato, perché quella canzone servì a sconvolgere tutto e tutti, da Pete Seeger che le leggende vogliono ascia alla mano –per staccare i cavi alla chitarra di Dylan- durante il Folk Festival di Newport del 1965 a nomi come Beatles, Springsteen e Patty Smith che da sempre dichiarano l’importanza di Dylan nella loro formazione artistica.
Il dolore, la rabbia, la malinconia, il Dylan più personale, ferito, intimo e poetico di sempre dell’album “Blood on the tracks” poteva nascere solo alla fine della storia con la tanto amata e mai dimenticata Sara. Non posso chiedere a Dylan un altro “Blood on the tracks” perché quell’album oltre che dalla sensibilità/poesia/anima di Dylan nasce anche da una ferita al cuore che Dylan probabilmente non provò mai più in modo così intenso e doloroso. E’ un album che colpisce non solo per la struggente bellezza di ogni canzone e per l’incredibile intensità della voce di Dylan, ma anche per come Dylan in ogni canzone sembri così vulnerabile, ed è una vulnerabile che non è frutto di canzoni troppo “mielense”ma che nasce dal fatto che in quelle canzoni c’è l’io più intimo e nascosto, non solo di Dylan, ma anche di ognuno di noi. Non posso chiedere a Dylan un altro “Blood on the tracks” per lo stesso motivo per cui non posso chiedere al mio cuore di tornare a palpitare come al primo appuntamento con il primo vero amore o, per rimanere in tema, per lo stesso motivo per cui non sentirò mai più quell’ ”…amaro gusto che ancora provo da quella notte che ho provato a trattenerla…” perché di storie potrò viverne ancora, ma come quella storia mai più.
Tornando alla domanda iniziale: “Chi potrebbe mai innamorarsi di un artista ascoltando un disco così?”
Rispondo: io, tanto per cominciare. Io mi sono re-innamorato di Dylan ascoltando “Nettie Moore” ma anche “Ain’t talking”, “When the deals goes down” e “Working man blues”. Amo “Nettie Moore” come amo “If you see her say hello” e “You’re a big girl now” e sono certo di amare “Modern Times” a prescindere da tutto quello che significa Dylan per me e da tutto quello che ha significato Dylan per chissà quante persone in giro per il mondo.
Un’altra persona che si è innamorata di Dylan ascoltando “Modern Times” è un mio collega Rollingstoniano a cui ho prestato il CD e pochi mesi dopo, quando è andato a New York, “Modern Times” se l’è comprato al Greenwich Village. Mi ha detto: “Nei megastore di New York costava due dollari in meno, ma vuoi mettere la differenza di comprarlo là dove Dylan ha suonato e camminato e vissuto?” Bè, lui non era mai stato fan di Dylan, non aveva nessun suo album e conosceva solo i classici storici. Adesso non fa altro che parlarmi di Bob Dylan, perché non importa con quale album Dylan ti “catturi”, quando entri nel suo mondo sei destinato a rimanerci per sempre, perché è troppa la differenza tra il suo modo di vivere/cantare/scrivere una canzone, insomma di emozionare, e tutti gli altri.
“Modern Times” è piaciuto molto anche a Dalila, una dolcissima ragazza a cui tengo molto, ha 21 anni e tutto quello che sapeva di Dylan erano le parole di “Blowin’ in the wind”. Le ho fatto ascoltare “Nettie Moore” e ci siamo accorti insieme che quell’incessante battere ritmico che si sente per tutta la canzone sembrava quasi il battito di un cuore, e che la voce di Dylan quanto racconta di Nettie Moore fa venire i brividi per come riesca a trasmettere tutta la malinconia e la sofferenza di quell’amore ancora vivo seppure distante, e per come quella stessa voce trasmetta anche la serenità di aver comunque vissuto momenti insieme a lei da portare nel cuore. Dalila è “chilometricamente” molto lontana, e ogni volta che ci sentiamo io le dico “I miss you Nettie Moore” e ogni volta bastano queste parole per sentirci vicini come quel giorno quando sentivamo la voce di Dylan accarezzarci piano, e i nostri battiti si confondevano con il battere ritmico della canzone e niente di più bello poteva esserci o esistere intorno a noi. Ecco questi sono tre esempi di innamoramento dylaniano post “Modern Times”, e suppongo che in giro per il mondo ce ne siano chissà quanti altri.
E comunque credo che la domanda in sé non abbia poi molto senso, perché sottointende che Dylan è diventato mito/leggenda per altri album del passato, il che è vero certo, ma perché diavolo si chiede sempre l’impossibile a Dylan? E per impossibile non intendo superare se stesso e album come “Highway 61 Revisited”, intendo che a Dylan spesso si chiede di superare le leggi della fisica, si chiede di cancellare la storia e di inventare ogni giorno il Folk-Revival, il Rock o il Blues, si chiede di far sì che ogni suo nuovo album sia una rivoluzione storico/sociologico/culturale/musicale dimenticando che le rivoluzioni non è mai un solo uomo a farle ma sono tanti uomini insieme.
Seppure a me non piaccia assolutamente definirlo tale, Dylan è un mito/leggenda, e non possiamo fargliene una colpa e non possiamo pretendere che oggi rivoluzioni il mondo, musicale e non, come fece negli anni sessanta, perché oggi quel tipo di rivoluzioni non sono più possibili. Sarebbe come chiedere a Dio, creatore del Cielo e della Terra, di creare un elemento in grado di sostituire l’acqua come elemento fondamentale del nostro organismo e del nostro Pianeta. Quello che si può chiedere a Dylan –e direi solo e soltanto a Dylan, in ambito musicale- è di emozionare e far aprire la mente e far battere il cuore e far vibrare l’anima di chi lo ascolta. E questo è per me ancora oggi Dylan, anche grazie a “Modern Times”. E a pensarci bene, riuscire ad emozionare oggi, nei “Modern Times” in cui tutto, non solo nelle canzoni ma anche nei sentimenti, viene banalmente appiattito e perde ogni valore… bè, anche questa è una rivoluzione, proprio come quella degli anni sessanta e di “Blowin’ in the wind”.
E adesso una domanda la faccio io, anzi ne faccio tre: Di quale artista/cantautore ci si può innamorare oggi? Quale artista oggi trasmette le stesse emozioni –di ieri e di oggi- di Dylan? Quale album – di ieri e di oggi- di qualsiasi artista, vale anche solo un respiro della voce di Dylan in canzoni come “Nettie Moore”?

Marco on the tracks

13 commenti »

  1. Complimenti Marco per l’articolo è molto bello.Sicuramente andrò a comprare questo album per il mio papino…
    Quanto al mito di Bob Dylan non ti si può replicare assolutamente niente è tutto vero quello che dici.
    Personalmente vorrei che mi rispondessi a quanto sto per raccontarti,è ovvio che solo uno dei miei cantanti preferiti è paragonabile a B.D. ma l’arte della musica prende ognuno in modo diverso.
    Partendo dalla mia infanzia a oggi (24 anni appena compiuti)metterei al primo posto in assoluto senza rivali i QUEEN…Per me sono intramontabili mi piacciono tutte le loro canzoni ,concerti,video.Per non parlare della voce di questo ”Androgino”mostro da palcoscenico capace di coinvolgere qualsiasi generazione,riesce a farmi emozionare in un mdo speciale.Lo paragonerei al cantore Omero le cui opere sono sopravissute nel tempo e dureranno finchè l’uomo avrà voce per raccontarle e occhi per leggerle.
    In ordine di tempo e ammettendo che lui con B.D.non c’entra assolutamente NIENTE,è il Sig.re Venditti,gli voglio bene come a uno zio,è romano anzi romanissimmo,innamorato,un pò politico e le sue canzoni mi danno quella sensazione di frizzantezza di primavera.Mi piace un sacco cantare le sue canzoni che a seconda del mio stato d’animo…
    Ai concerti e ne ho visti 2, interagisce col pubblico,racconta di se canta scendde nella mischia è proprio forte.
    Il terzo anche questo niente di paragonabile al tuo mito è quel pazzo insoddisfatto dolce animale da palcoscenico di Robbie williams,anche se devo ammettere che rudebox non è il mio massimo ma tutti gli album che ha fatto a partire da 1996 mi fanno impazzire…Lui accende una fiamma nel mio cuoricino…
    Sempre al terzo posto metto gli U2…Spettacolari,non sbagliano un album e mi provocano la stesa sensazione di Robbie,per questo sono a pari merito.
    Mi devo abbassare di fronte alla grandezza del tuo B.D…Probabilmente oggi non c’è più niente da inventare ma loro 4 mi accompagneranno sempre e si mi sono innamorata..

    Commento di gaia — 25 Maggio 2007 @ 08:41

  2. ciao Gaia,
    mi chiedi di risponderti e, credimi, non è facile, proprio per i motivi di cui parli tu: la musica prende ognuno in modo diverso e certe canzoni ci colpiscono in modo differente a seconda del nostro stato d’animo.
    Per me non è esiste nessun cantautore che si possa parogonare a Dylan. E questo perchè Dylan non è solo un cantautore -termine che prima di lui neppure esisteva- ma tante altre cose.
    Di solito quando parlo di Dylan il termine che mi viene appioppato è “Dylan-centrico” ovvero che non riesco a vedere altro aldifuori di Dylan, e così non riesco ad apprezzare altri cantautori. Non è così. Ascolto musica di ogni genere, e talvolta mi piace persino ascoltare il tuo Robbie Williams. Ma… Se tu fossi in un’isola delle Hawaii, preferiresti tuffarti dentro una piscina di un metro quadro oppure farti una nuotata nell’Oceano? Per me è questa la differenza tra Dylan e tutto il resto…abissale.
    Premesso questo, mi piace la voce di Freddy Mercury e l’intensità con cui viveva le sue canzoni, ma i testi delle canzoni dei Queen sono un pò troppo superficiali (niente di male, ma non è il mio genere) e negli ultimi album mi sembrava fossero diventati un pò troppo autocelebrativi.
    Il primissimo Venditti (”Notte prima degli esami” tanto per fare un esempio) non era male, ma poi si è perso per strada, come molti altri cantautori italiani. Ho visto alcune interviste recenti di Venditti, e non faceva nulla x nascondere quanto si sentisse un grande cantautore, credo che qualcuno debba fargli ascoltare qualche canzone a caso di Dylan, forse cambia idea.
    Gli U2 a me non piacciono, per me rock è Bruce Springsteen “Born to run”, ma sono semplicemente gusti musicali.
    Con Robbie Williams ammetto che ero partito prevenuto, invece…nel suo genere è bravo: riesce a reinventare il pop in ogni album(talvolta con risultati non eccelsi, come per Rudebox) e non scopiazza se stesso all’infinito(come fanno molti suoi colleghi). Una volta in tv ho persino guardato parte di un suo concerto, solo che dal vivo mi sembra si perda troppo a farsi coccolare dalle sue fans.
    Comunque pareri personali a parte, oggi è così difficile trovare qualcuno in grado di emozionare che, anche fosse Nek o Max Pezzali, va benissimo lo stesso. Se poi, oltre ad emozionare ti apre la mente e ti fa guardare non solo dentro il tuo cuore ma anche dentro la tua anima, bè ancora meglio, ma questo so bene che posso chiederlo solo a Bob Dylan.

    Commento di Marco — 25 Maggio 2007 @ 10:12

  3. Ti ringrazio della risposta e ripeto non posso far altro che darti ragione!!!
    Spero davvero anche io che qualcuno mi faccia tuffare nell’oceano….Per ora nuoto nel mare tra Bergeggi e corso italia!

    Commento di gaia — 28 Maggio 2007 @ 08:29

  4. Bergeggi… bè, non sarà come alle Hawaii o come a Cuba, ma non ci si può di certo lamentare, giusto?
    Recentemente mi ha colpito molto questa frase( che in realtà è legata alla storia raccontata nel film stesso, ma rimane comunque molto significativa) di un bellissimo film coreano (Ferro 3-La stanza vuota):

    “Siamo tutti case vuote
    e aspettiamo che qualcuno
    apra la porta e ci liberi.”

    Non so spiegarti esattamente il perchè, ma mi sembra leghi molto con quelle di cui abbiamo parlato su Dylan, musica e tutto il resto.

    Commento di Marco — 31 Maggio 2007 @ 12:30

  5. Assolutamente non mi lamento di Bergeggi!!!Quanto alla frase ,si ha un legame con quello che abbiamo parlato ma è molto universale come affermazione!Potrebbe andare bene per qualsiasi formadi arte…
    Se ti interessa sta sera vado al concerto JUSTIN TIMBERLAKE…Assago!Mi interessa molto vedere lo spettacolo che farà con i ballerini…Tra le altre cose sono in sesta fila!!!ovviamente niente a che fare con i nostri PILASTRI però mi aspetto una serata divertente e spettacolare…
    Ti dirò…

    Commento di gaia — 1 Giugno 2007 @ 11:56

  6. Bè…circa un mese fa ad Assago ho visto…ebbene sì…proprio lui, live & in person… Bob Dylan… comunque siccome sono anche stato ballerino caraibico allo sbando, suppongo che debba essere divertente/spettacolare assistere alle coreografie se ti piace il ballo. OK, attendo news sul concerto…

    Commento di Marco — 1 Giugno 2007 @ 12:27

  7. Ciao marco scusa se ci ho messo un pò ma non sono più riuscita ad avere un attimo per scriverti…
    Allora il concerto è stato davvero bello ero direttamente sotto il palco e mi sono proprio divertita.
    Comincerei col spigarti come è stata l’organizzazione:
    Palco a tre anelli di cui quello centrale più in alto e noi(pubblico)lo vedevamo a 360°!Inoltre,ha montato dei teli che scendevano a circondare il palco in modo da vedere la sua immagine riflessa su circa 15 mt!
    Oltre a lui i teli serviveno per scenografia a diverse canzoni che ha cantato ed è stato davvero uno spettacolo meritevole.
    Ha cantato per 3 ore contemporaneamente ha ballato e suonato diversi strumenti..Aveva 14 ballerini che lo affiancavano nelle coreografie!
    A metà concerto è spuntato il suo socio,Timbaland e ha tenuto lui la scena per una mezz’ora buona con le canzoni di Nelly Furtado e Facendo un omaggio ad ALIAH…con tanto di riproduzione visiva sui teli di foto film e colonne sonore…
    Quanto a Justin sa tenere il pubblico interagisce con le persone insoma è stato una magnifica esperienza….
    Sono uscita soddisfatta!

    Commento di gaia — 13 Giugno 2007 @ 10:10

  8. bè, tanto x rimanere in tema, siccome si partiva con il parlare di “Moder Times” di Dylan, al suo ultimo concerto di un mesetto fa, la scenografia di Dylan era… inesistente… c’era solo un telo nero dietro la band, e lo stesso Dylan se n’è stato x buona parte del concerto non in mezzo al palco ma semi-nascosto sul lato destro, dietro una tastiera… Dylan non ha interagito col pubblico, non direttamente, nel senso che non ha quasi mai rivolto lo sguardo verso il pubblico. Ma era presente dentro ognuno dei presenti, lo si capiva dal silenzio irreale che è sceso quando ha cantato “Nettie Moore”(presa proprio dall’album “Modern Times”) e dall’urlo collettivo finale durante “Like a rolling stones”.
    Ha cantato solo x due ore, sai com’è ormai è oltre i 60 anni, ed è andato via con un semplice inchino spezzato a metà dal mal di schiena. Via non in hotel ma verso un altra città e un altro concerto…E’ dal 1987 che Dylan è in Never Endig Tour: 100 concerti l’anno, senza fermarsi mai…

    Commento di Marco — 15 Giugno 2007 @ 12:53

  9. Invece stamattina mi è sfuggito in edicola il film di Scorzese su Dylan! Mannaggia!

    Commento di G. POPOLARE — 15 Giugno 2007 @ 14:01

  10. quello di Scorzese è un (interessantimo e molto ben fatto) mega-documentario di quasi 5 ore di durata, con interviste a Dylan, ai suoi amici di ieri e di oggi(come Joan Baez, con la quale ebbe un rapporto molto contrastato) e qualche sua canzone. Il film su Dylan invece dovrebbe uscire a breve al cinema

    Commento di Marco — 15 Giugno 2007 @ 16:23

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    Commento di occasidadvari — 24 Marzo 2008 @ 01:36

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