26 Marzo 2007

Container Art

Archiviato in: Mostre — G. POPOLARE @ 10:02

La cartolina

Ieri, ultimo giorno per Container Art pioveva, come se a Genova, ogni volta che si fa qualcosa di arte contemporanea viene a piovere. Personalmente ritengo che questa esposizione sia stata l’ennesima occasione mancata per la mia città. Si trattava, in pratica, di 24 container piazzati senza neppure un apparente senso in città…all’interno di ognuno di essi esponeva un artista una sua opera. La proposta era la presentazione di un nuovo manifesto estetico con (e qui prendo pari pari ciò che c’è scritto sui pieghevoli distribuiti) “Presentazione del manifesto estetico di Container Art e aperitivo incontro con gli artisti sull’enorme terrazza e nel giardino d’inverno del Bingo Miramare. Buffet e vini di pregio.”

Mi spiace solo essermi perso i vini di pregio ed essermi invece cuccato l’esposizione che di novità estetiche ne presentava veramente poche. Le solite video proiezioni da film-maker falliti che non essendo in grado di produrre qualcosa di esteticamente (o il contrario) accettabile continuano a proporre un’arte che meno è comprensibile più è arte (secondo loro naturalmente). Il resto erano le solite installazioni e qui nessuno me ne voglia: ci sono installazioni e installazioni…si poteva fare di più! La finale proponeva anche un poeta con megafono in mano sul tetto recitante le poesie che dovrebbero decantare il nuovo manifesto estetico. Tutto qui……Ma la cosa più triste (e soprattutto per gli artisti) erano i container orrendamente tappezzati di pubblicità con la scusa che gli sponsor ne hanno diritto ecc. ecc. Orrendi per la mostra e orrendi a vedersi per la città (tantissimi a mio parere per quello che è stato fatto come mostra e soprattutto sponsor ricchissimi. Non parliamo del salumiere sotto casa! La solita marchetta?). Tutti gli sponsor!

Beh ragazzi miei, se avete bisogno di così tanti soldi per produrre certe esposizioni lasciate perdere…Genova ha già abbastanza problemi così…non aggiungete nuovi ostacoli ai genovesi per l’accettazione dell’arte contemporanea. Una ultima nota spiacevole il pittore (che apprezzo molto) L. Sherifi che per sentirsi “contemporaneo” in un container ha piazzato una sua (bellissima) tela arricchita di scenografie e fili da pesca tesi…..mi spiace Leonard ma la tua tela era già bella e contemporanea senza farla assomigliare ad una installazione…e soprattutto non aveva bisogno di essere corredata da inutili poesie.

2 commenti »

  1. Insomma, non ti è proprio piaciuto nulla! Il posizionamento, le installazioni e la presenza di pubblicità, persino la pioggia. Sarei lieto di sentire da te qualche suggerimento costruttivo, siam sempre pronti a migliorare. Intanto perdonami se ti articolo una risposta un po’ lunga al tuo blog.

    Per quello che riguarda il posizionamento dei container, ti diro’ che quando organizzo questi eventi parto sempre da una visione coerente e mandalica della città, ma poi, l’inevitabile doccia fredda: non ci sono prese elettriche, serve guardiania, non c’è lo spazio fisico (hai presente Genova?), il budget non basta, ecc. ecc ecc. Sarei pero’ molto lieto di sentire un tuo suggerimento su dove posizionare container in una prossima edizione. Sono sempre a caccia di locations interessanti.

    Per quello che riguarda le installazioni, l’idea è che ognuno si trovi una installazione che gli piaccia. In questo periodo storico ognuno segue il suo gusto, e di installazioni a ContainerArt Genova ce ne erano veramente di natura estremamente diversa. Impossibile sperare che tutte potessero piacere. Ne basta una. (E mi sembra che forse quella di Leonard funzionasse per te, se poi non ti piacciono i suoi fili di nylon, potevi parlargliene direttamente all’evento finale: è stato fatto apposta).

    ContainerArt è una manifestazione che dà una grande liberta’ all’artista di esprimere cio’ su cui sta lavorando. Non do’ direzioni nè temi: una sfida molto piu’ difficile per un artista, ma è anche, per lui o lei, la possibilità di sperimentare. Prima di dare del fallito a qualcuno che si mette in gioco, dimostra che sai fare di meglio. Se vuoi inviare un progetto, vai sul sito e scarica il brief. Come vedrai è tutto nero su bianco.

    La tua affermazione che ContainerArt allontana invece di avvicinare l’arte contemporanea alla gente è forse la piu’ sorprendente. Devo forse consegnargliela a casa? O forse vuoi cimentarti tu a fare da critico d’arte? Se hai dei suggerimente su come avvicinare l’arte al fruitore sono in ascolto. In questa edizione abbiamo sperimentato con la poesia. Forse il linguaggio poetico puo’ aiutare a mediare le sensazioni dell’arte. Non certo il tuo mugugno.

    Poi, per la tua lamentela sulle sponsorizzazioni. ContainerArt non è una fiera e non vende niente: si sostiene sulla vendita di sponsorizzazioni. Se vivessimo in una società ricca e generosa forse potremmo farne a meno. Ma per il momento non è possibile, e se hai dei suggerimenti, (a parte aumentare il debito pubblico) le mie orecchie sono aperte.

    A questo riguardo, se un salumiere (cosa c’è di male con un salumiere) accetta di sostenere l’arte contemporanea io con riconoscenza lo ringrazio dandogli visibilità attraverso affisioni pub.

    Quello che mi rifiuto di fare (ma che vedo fare in molte mostre, anche a Genova) è quello di mischiare il sacro con il profano. In ContainerArt, lo spazio interno al container è rigorosamente riservato all’artista. Allo sponsor solo la superfice esterna al container. Inoltre allo sponsor non è permesso di legare il suo prodotto o messaggio all’opera.

    Per quello che riguarda il manifesto, che non hai letto, la prima strofa è “sono un bio-container”. Il corpo sostiene l’anima.

    Certo, se ne hai una.

    Ron

    Commento di Ron — 2 Aprile 2007 @ 21:45

  2. Caro Ron, sono molto contento della tua risposta al mio articolo su Container Art per due motivi: Primo perché vedo con piacere che ti sai esporre e che quindi credi in quello che fai (ed è una cosa importante di questi tempi nell’arte) e secondo perché mi dai la possibilità di chiarire meglio i miei motivi di una bocciatura (personale naturalmente) di quello che è stato l’evento “Container Art” a Genova.
    Voglio prima scusarmi per il termine “falliti” che forse ho impropriamente usato ma mi riferivo esclusivamente al linguaggio del cinema, della regia, dell’attore che recita, cose, che nella video arte, non trovo quasi mai. Falliti artisticamente come “trasmettitori di messaggi”, solo da questo punto di vista intendo il “fallimento”, nessun riferimento all’individuo e alle sue buone intenzioni sia chiaro. La video arte che viene proposta spesso annoia…annoia terribilmente e non riesce minimamente a coinvolgere chicchessia se non amici, critici che cercano l’esercizio intellettuale o artisti che a loro volta trovando facile il mezzo e, spesso, incomprensibile l’opera si mettono a fare altrettanto continuando, come in un loop senza fine, ad annoiare le persone presenti ai vernissage. La video arte la uccise già il geniale Wharol con la sua telecamera fissa su di un palazzo per non ricordo quante ore…ma parliamo di più di trent’anni fa! Credo che oggi si possa fare qualcosa di meglio.
    Di positivo, devo dire, che, Container Art, (che sia piaciuto a me ha un’importanza relativa) ha cercato di trattare un evento artistico di arte contemporanea nella mia città in maniera inusuale coinvolgendo giovani artisti e per questo devo ringraziarti. Genova, purtroppo, non si sbilancia mai. Dorme! E gli assessori alla cultura (se ne hanno una) che si avvicendano uno dietro l’altro, colore dopo colore, non fanno niente per svegliarla. Ci provò solamente R. Pierantoni ma venne “bocciato” perché troppo avanti per questa città che conosce quasi esclusivamente l’arte antiquaria. Tre degli artisti partecipanti però mi sono piaciuti. Non ricordo i nomi sinceramente ma uno aveva riempito il container con un sacco di oggetti casalinghi dipinti giallo, uno trattava l’argomento degli angeli e i santi con delle belle immagini e poi Leonard, che conosco personalmente e al quale ho riferito la storia dei fili da pesca e del fatto che sembrava che si vergognasse di fare il pittore, quando i suoi quadri non hanno bisogno di nessun supporto per essere considerati contemporanei.
    E ora vediamo le questioni logistiche. Gli sponsor che io sappia non hanno bisogno di così tanta visibilità, di solito compaiono sui cataloghi di una mostra e dovrebbero accontentarsi di avere partecipato all’evento culturale. Se invece sono più visibili degli artisti che vi partecipano abbi pazienza ma io non ci sto e continuo a sostenere che sa più di “marchetta” che di evento dedicato all’arte. E ci sarebbe mancato anche che fossero presenti all’interno dei container!
    Le scuse che addici “non c’erano le prese, non c’è lo spazio fisico ecc.” mi servono a poco. Il prodotto finale dimostrava una mancanza di una logistica ferrea, cosa che pretendo soprattutto in presenza di forme artistiche di difficile comprensione per gli spettatori che dovranno usufruirne. Ogni errore lo paghi! E sebbene ritengo che anche l’errore e l’improvvisazione, a volte, vengono fatti passare come arte a me non basta se permetti (c’era una valigia in un container e la gente non capiva se faceva parte dell’opera o se era stata dimenticata da qualcuno). Una mostra o è fatta bene o piuttosto preferisco non farla. Il posizionamento dei container (temporaneo tra l’altro) avrebbe dovuto essere di fronte ai musei della città dove, persone interessate all’arte, avrebbero potuto usufruire anche di questa manifestazione per confrontare i nuovi linguaggi dell’arte con i vecchi schemi. Riguardo la tua scelta di dare agli artisti la massima libertà è giusta ma questo non garantisce l’efficacia dell’arte contemporanea. La grande democrazia decantata oggi dall’arte è in realtà democratica solamente per gli artisti, non certo per i suoi fruitori. Il rischio, in realtà, e che l’arte contemporanea si sta trasformando in una pesante dittatura imposta da una critica in malafede incapace di spiegare adeguatamente il senso di quello che si vuole fare o dire se non attraverso elucubrazioni pseudointellettuali che assomigliano sempre di più al “politichese”.
    Le soluzioni facili non mi sono mai piaciute.
    Una poesia letta con un megafono su di un container non gli dà l’anima di cui parli. La poesia trova la sua forza nell’essere sussurrata, nell’intimità di una lettura quando sono solo e mi commuovo per quello che è riuscita a scoprire nella mia anima. Sempre, come sostieni tu, che io ne abbia una!

    Commento di G. POPOLARE — 3 Aprile 2007 @ 09:49

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